VIAGGIO NELLA DIVINA COMMEDIA

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XVII Incontro

Inferno - XVII Canto

… va detto brevemente che il fine di tutta quanta l’opera
e di questa parte [il Paradiso] è quello di allontanare
coloro che vivono in questa vita dallo stato di miseria
e di condurli allo stato di felicità.

Epistola a Cangrande della Scala, a cui è dedicato il Paradiso

Forse la Divina Commedia è qualcosa di più che un bellissimo testo. Forse questa bellezza che s’irradia nei secoli trascende i valori poetici, letterari, estetici, come anche quelli morali, politici, religiosi.  Forse la sua scrittura ha significato sperimentare, e tracciare, un percorso possibile di crescita spirituale; e la sua lettura, se aperta agli interrogativi, agli enigmi interpretativi che contiene, dischiude, in chi è disposto a farla parlare dentro di sé, inaspettate possibilità di conoscenza di se stessi, di chances individuative.

Una delle più geniali studiose della Divina Commedia, Jacqueline Risset, ha parlato de “l’aspetto propriamente sciamanico del racconto”, ovvero l’ambizione, che differenzia la Commedia dalle altre visioni ultraterrene, di far entrare questa esperienza, questo mondo, “nel sistema che di diritto lo fonda e nell’ordine che lo salva”. Dunque non una spiritualità astratta e fine a se stessa, ma la possibilità di sostanziare di senso, attraverso il contatto con le dimensioni spirituali, la nostra realtà, di comprenderla più a fondo e, perciò, forse,  di riuscire a trasformarla in modo efficace.

Ma per cogliere le molteplici dimensioni di senso, la stupefacente ricchezza di contenuti  che  la Commedia non smette di generare, occorre compiere il “viaggio” per intero. Troppo semplicistico ridurla a una decina o quindicina di canti, o, peggio ancora, utilizzarne citazioni sparse che, opportunamente collegate, consentono di ingabbiare Dante negli ‘-ismi’ più  disparati e contrastanti.
Le tappe del nostro “Viaggio nella Divina Commedia” saranno dedicate proprio a questo: un’immersione integrale nel poema dantesco e nella sua stimolante e inesauribile complessità.
Partendo dall’ascolto dei singoli canti - la cui materia sonora è già veicolo di senso imprescindibile, e troppo spesso dimenticato -  studieremo i suoi versi  in modo rigoroso, interrogandoli, confrontandoli con altre zone del testo, enucleandone gli interrogativi e i i nodi di pensiero, in un percorso non scevro da difficoltà e ostacoli, ma sicuramente affascinante e fertile di scoperte (e anche, sovente, di indicazioni estremamente pratiche…).
Tutto questo, senza pretendere di giungere alla “interpretazione corretta”, alla “chiave”, alla “verità”, ma con l’obiettivo di consentire a ciascuno di confrontarsi in modo consapevole con quello che Borges ha definito “il più bel libro che mai gli uomini abbiano scritto”.

Date successive:

4 Giugno, 18 Giugno, 2 Luglio

Per l'intensità dei contenuti è richiesta puntualità. L'incontro inizierà rigorosamente alle 19.00, pertanto è opportuno arrivare qualche minuto prima.

Quota di partecipazione: 10 euro per il centro e un'offerta alla relatrice.
L'offerta per la relatrice (minimo 5 euro) non è facoltativa E' OBBLIGATORIA

Prenotazione obbligatoria sul sito.
 

Maria Teresa Martuscelli - Dopo essersi diplomata in Pianoforte presso il Conservatorio di Parma e laureata in Filosofia presso l’Università La Sapienza di Roma, ha frequentato lo Studio Fersen di Arti Sceniche, divenendo successivamente assistente di Alessandro Fersen nella conduzione dei corsi di recitazione.
La sua attività teatrale è caratterizzata dal duplice impegno di attrice e/o pianista.
Ha lavorato, fra gli altri, con Walter Manfrè, con Ennio Coltorti, Augusto Zucchi , Paolo Triestino, Bruno Maccallini, con Mario Martone (Edipo a Colono, teatro India, Roma – attrice e pianista),  Pierpaolo Palladino  (La battaglia di Roma, , Teatro Furio Camillo Roma, pianista), con Giuseppe Manfridi, con Massimiliano Giovanetti. 
E’ stata più volte protagonista degli spettacoli del cartellone delle Manifestazioni Verghiane di Vizzini, per la regia di Giovanni Ielo (Gli orfani, 2005, Cavalleria Rusticana, 2006, L’amante di Gramigna, 2008). Fra i suoi spettacoli più originali e di maggiore impegno, Viaggio nella Divina Commedia, singolare performance sui canti della Divina Commedia, scelti volta per volta dal pubblico e recitati a memoria dall’artista. Lo spettacolo, replicato in questi anni in varie parti d’Italia, è stato ospitato presso la Casa di Dante in Roma, in occasione della Notte dei Musei 2009, presso la Società Dante Alighieri di Roma,  ed è stato invitato alla prima edizione del Festival The Garden of Geniuses: the Magnificent Seven, che si svolge a Yasnaya Polyana (Mosca) nella Casa-Museo di Lev Tolstoij. In Radio, ha lavorato per Radio Tre, partecipando al Teatrogiornale, per la regia di Riccardo Diana (2002).
Incursioni anche nel cinema (Vite strozzate, regia di Ricky Tognazzi) e in televisione (I ragazzi del muretto, , Rai2, Eroi per caso, Italia 1).